Dove vederlo

Dove vedere i dipinti di Pierre Bonnard: il gatto bianco, la sala da pranzo e il bagno

Per le zampe di un gatto servirono molti tentativi; per uno studio assolato, anni. Gli scorci domestici di Bonnard sembrano colti per caso, ma il pittore continuava a tornarci sopra.

2 novembre 2026 · 7 min di lettura · Redazione di ART WIKI

Quel gatto è diventato troppo alto. Nel Gatto bianco il dorso si inarca su zampe allungate oltre ogni plausibilità felina, mentre la testa affonda fra le spalle. La battuta è voluta: disegni preparatori e radiografie rivelano ripetute modifiche alle zampe. Questa piccola creatura della collezione del Musée d’Orsay accompagna bene la visita alle stanze più grandi che seguono. Nessuna di queste immagini è un’impressione lasciata intatta.

Minneapolis: i gatti hanno occupato le sedie

Al Minneapolis Institute of Art, Sala da pranzo in campagna era esposta nella sala G355 alla nostra verifica dell’autunno 2026. Bonnard la dipinse nel 1913, un anno dopo l’acquisto di Ma Roulotte, la casa di Vernonnet sopra la Senna. Il nome significa «La mia roulotte». Porta e finestra aprono la sala da pranzo sul giardino; Marthe, all’esterno, si appoggia al davanzale. Dentro ci sono già due occupanti: un gatto da una parte e uno dall’altra.

Dal tavolo passate con lo sguardo alla vegetazione. Il rosso aranciato della stanza e i colori più freddi del giardino dividono la tela senza separare del tutto i due ambienti. La luce tocca lo stipite e la tovaglia; dalla finestra il giardino si avvicina tanto da sembrare un arredo. I gatti sono piccoli e sfuggono facilmente alla prima occhiata. Quando li si trova, cambia la misura della stanza, che prima poteva sembrare quasi disabitata.

Quel pomeriggio apparentemente domestico viaggiò parecchio. Bonnard espose il dipinto al Salon d’Automne del 1913, dove lo notò Guillaume Apollinaire. Ne restano tre studi preliminari. Il pittore possedeva ormai un’automobile e si spostava spesso, portando talvolta con sé le tele arrotolate. Un quadro della sua sala da pranzo non doveva per forza essere dipinto lì, e neppure nella stessa città. Il soggetto rimaneva a casa più della tela.

Dining Room in the Country
Il tavolo conduce al giardino; Marthe e due gatti abitano i margini della stanza. Vedi l’opera →

Parigi: zampe buffe e pugni alzati

L’animale sproporzionato di Orsay risale agli anni in cui Bonnard partecipava al gruppo dei Nabis. Nel 1894 una sagoma piatta e una composizione sbilanciata potevano dipendere più dalle stampe giapponesi che dalle regole per costruire una stanza credibile. Bonnard collezionava quelle stampe, comprese immagini di animali. Il gatto riempie la superficie stretta come un segno decorativo; dietro il corpo rimane pochissima profondità.

Appartiene alla medesima collezione Il pugile, autoritratto del 1931. Il corpo osservato è questa volta quello di Bonnard. Il titolo attribuisce un mestiere inatteso al pittore, raffigurato a torso nudo. È una pausa utile nell’immagine consueta di un uomo felicemente assorto in fruttiere e giardini: chi dipingeva quelle stanze sottoponeva anche se stesso a un esame attento.

Più violenta del titolo è la storia successiva del ritratto. Apparteneva alla galleria Bernheim-Jeune, sottoposta ad «arianizzazione» e liquidazione durante l’Occupazione. Nel 1942 il quadro fu disperso in una vendita di liquidazione forzata. Dopo la guerra una sentenza annullò la vendita e dispose la restituzione o un risarcimento; nel 1953 si raggiunse un accordo. La donazione di Philippe Meyer portò infine la tela nelle collezioni nazionali. La breve indicazione di provenienza condensa una lunga controversia.

Il bagno comincia da un appunto sulla pioggia

Per leggere Nudo accanto alla vasca, del Musée national d’Art moderne, conviene partire dal titolo francese, Nu à la baignoire. Nella tela del 1931 Marthe è in piedi accanto alla vasca, non distesa al suo interno. Si strofina la schiena con una fascia da bagno. Bonnard osserva la stanzetta da una posizione appena rialzata e oppone le curve del corpo e della vasca alla geometria delle piastrelle.

Un disegno a matita nel diario, datato 17 febbraio 1931, conserva la prima idea e l’annotazione del tempo piovoso. Quel gesto privato e abituale diventava così qualcosa da riportare in studio. Prima di arrivare alla tela quasi quadrata occorsero altri disegni per il corpo caldo, l’ambiente chiaro e gli abiti abbandonati.

Naked in the bathtub
Marthe è in piedi accanto alla vasca nel dipinto del 1931; il primo schizzo si trova su una pagina datata del diario. Vedi l’opera →

Tra osservazione e pittura Bonnard lasciava spesso passare del tempo e frapponeva una distanza. Eseguiva piccoli disegni, poi lavorava su quelli e sulla memoria. Poteva fissare al muro tele senza telaio, modificandone i confini durante le revisioni. La stanza ricordata era libera di allargarsi, i mobili di obbedire meno alla prospettiva. Persino i margini restavano da decidere.

Una finestra più grande dello studio

Con Lo studio con la mimosa, anch’esso del Musée national d’Art moderne, l’angusto ambiente di lavoro di Le Cannet si dilata in una distesa di fiori gialli. Le traverse della finestra e la ringhiera del soppalco attraversano la veduta. L’albero in fiore occupa tanto spazio che la stanza sembra prenderlo in prestito dall’esterno. In basso a sinistra affiora un volto: potrebbe essere Marthe, morta nel 1942.

La lunga lavorazione della tela invita a guardare Bonnard senza fretta. La iniziò nel 1939 e vi rimise mano a Fontainebleau nel 1946. Un’immagine di fioritura invernale poteva sopravvivere alla persona di cui forse custodisce il volto. La memoria entrava nel lavoro come un materiale, oltre che come soggetto.

Se potete raggiungere Minneapolis, dedicate una visita alla sala da pranzo prendendo come riferimento la sala G355, registrata alla nostra verifica. Per le collezioni francesi chiedete informazioni sulla tela precisa prima di partire. Davanti a un Bonnard, riconoscere una stanza non basta per passare oltre: cercate sulle sedie, negli angoli e dietro la prima cosa che ha attirato il vostro sguardo.

In copertina: Dining Room in the Country — Pierre Bonnard. © Minneapolis Institute of Art